Formula 1 - GP Giappone

Di Marcello Pirovano Pubblicato Lunedì, 09 Ottobre 2017. nella categoria Sport

Vince Hamilton e per Vettel il GP dura solo 4 giri.

Formula 1 - GP Giappone

Resiste la matematica, ma a Suzuka ha vinto Hamilton - per la 61ª volta in carriera - e ha portato il suo vantaggio su Vettel a 59 punti con quattro gare che restano da disputare. Ancora una volta Vettel è incappato, del tutto incolpevolmente, in un evento negativo che lo ha messo subito fuori causa e gli ha ormai devastato una stagione avviata con tutt’altre prospettive. Questa volta il suo GP è durato 4 sofferti giri e il resto lo ha visto dai box.

La colpa della debacle, che in pratica gli toglie ogni residua speranza di competere per il titolo, sembra debba attribuirsi ad una candela che è “andata spegnendosi” già nel giro di schieramento. In Formula 1 non si sentiva parlare di candele da una vita. Si pensava che fossero cose di altri tempi, di tutt’altro tipo di macchine; roba da commessi viaggiatori con troppi chilometri nel motore delle loro station wagon; anche se non si tratta delle stesse candele che cambiamo dall’elettrauto. Invece, come spesso capita, un dettaglio ha fatto la differenza. Pesantissima per la Ferrari, devastante per il morale di Vettel. Il tradimento della sua Gina negli ultimi GP è di quelli che lasciano il segno dentro e fuori il team. Dicono onestamente in Ferrari che la sfortuna non esiste e si può sicuramente riconoscere che si è manifestata con una sequenza troppo ravvicinata e tutta concentrata sullo stesso pilota. Bisogna però anche ammettere che nella  spasmodica ricerca di velocità si è forse perso qualcosa in affidabilità. Cosa che si era già vista negli ultimi giri in Malesia quando Vettel aveva perso la caccia al podio dopo l’esaltante rimonta per un calo di potenza.

Adesso Hamilton vola con il vento in poppa verso la prossima gara di Austin in Texas e soprattutto verso il quarto titolo mondiale che finora sta meritando con pieno merito: 8 Gran Premi vinti stagione contro i 4 di Vettel.

Se gli ultimi successi gli sono arrivati serviti su un piatto d'argento è pur vero che la sua monoposto non l’ha mai deluso e che lui ne ha esaltate le qualità con il talento di cui abbonda nelle Pole conquistate, 71 nel suo palmares e già 10 quest’anno, e con condotte di gara ineccepibili per determinazione e saggezza; come è avvenuto in Malesia dove ha preferito difendere il secondo posto sicuro dietro Verstappen piuttosto che correre inutili rischi. Forse è diventato un po’ragioniere, ma quando deve vincere, vince ed è veloce più di Saetta McQueen. Specie in qualifica.

Il weekend giapponese si conclude infine con la constatazione che nelle ultime gare è mancato del tutto l’atteso contributo alla causa da parte di Raikkonen. Si diceva che disponesse di una macchina velocissima, e qualche volta, in qualifica, sembrava che così fosse, ma Verstappen, Ricciardo e Bottas, classificatisi nell’ordine dietro Hamilton, hanno invece dimostrato che proprio così non è, o quantomeno non a sufficienza. In gara è infatti salito fino al 5º posto, ma poi è rimasto lì.

“Testa bassa e lavorare. La Ferrari non molla e speriamo che prima o poi le cose cambino” continua a predicare Arrivabene e non c’è motivo che non sia così. Ma aiutati che il ciel’ t’aiuta. E diamo a Vettel la macchina  che merita è di cui ancora purtroppo non dispone.