Aumento dei pedaggi autostradali fino al 52,94%

02 gen 2018 Marcello Pirovano
Aumento dei pedaggi autostradali fino al 52,94%

Con il 1º gennaio sono scattati gli “adeguamenti” dei pedaggi autostradali che mediamente risultano essere del 2,74%. Mediamente appunto, perché dei tratti autostradali che hanno ottenuto aumenti, 12 sono rimasti sotto media, ma 9 sono schizzati ben oltre, con il clamoroso 52,69% in più per la Aosta Ovest-Monte Bianco.

Stangata forte anche per chi viaggerà sulla Milano Serravalle-MilanoTangenziali +13,91%, sulla Autostrada dei Parchi +12,89%, sulla Torino-Milano + 8,34%, sulle Autostrade Meridionali +5,98%, sulla SITAF Frejus +5,71%, sulla Bre-Be-Mi +4,69%, sulla Tangenziale di Napoli 4,31% e sulla Torino-Savona +2,79%.

Sulla pesante situazione hanno pesato i ricorsi vinti dalle Concessionarie contro il blocco degli aumenti fissato nel 2014 dal Ministero dei Trasporti che riconosceva agli interessati solo il recupero dell’inflazione senza considerare gli investimenti dell’anno precedente e la cosiddetta “congrua remunerazione” della Concessione. Di conseguenza niente aumento dell’1% circa come sarebbe stato giusto e via al conseguente salasso per gli automobilisti.

A proposito del quale, e a titolo d’esempio, ricordiamo che già lo scorso anno la Torino-Milano - con i suoi lavori in corso da circa 15 anni - aveva beneficiato di un aumento del 4,6%. Stesso regalo alla Bre-Be-Mi pozzo senza fondo di bilanci in rosso per lo scarsissimo utilizzo e investimenti pubblici per i lavori ancora da fare, ma che già nel 2017 ha ottenuto un robusto 7,88% in più.

Ora se è vero che a pensare male si fa peccato, è del tutto evidente che basta gonfiare un po’ i costi per procurarsi indebiti guadagni, specie in assenza di seri controlli sulla congruità degli investimenti e sui tempi di realizzazione delle opere. Questione sulla quale ricordiamo che a suo tempo era stato presentato, evidentemente senza successo, un esposto all’Autorità anti corruzione.

È però altrettanto evidente che con questi meccanismi di rimborso non si tratta più di investimenti da recuperare, ma di veri aiuti (meglio, regali) pubblici a Società private che trasferiscono allo Stato, cioè ai cittadini, i costi, i rischi d’impresa e gli aggiustamenti dei loro bilanci. In effetti comunque la si giri, e come scriviamo da tempo, quella di investire sulle autostrade è stata una libera decisione e un preciso calcolo economico da parte dei vari Benetton, Gavio o della spagnola Albertis e di chi li ha seguiti; non si capisce quindi a che  titolo si avanzino pretese. Se l’affare non è più vantaggioso perché si precipitano ad accettare o sollecitare il rinnovo automatico della Concessione, cioè senza il rischio di una gara come ci rimprovera l’Europa? Temono di perdere lauti guadagni con l’arrivo di altri concorrenti che potrebbero fare di più e meglio?

C’è anche una considerazione di carattere sociale che non può essere ignorata: in un Paese che si vuole avviato verso una ripresa economica ancora fragile si è tenuto conto delle ricadute che questi aumenti avranno sul costo delle merci trasportate, sui pendolari, sul turismo, sui pendolari e quindi, direttamente sui bilanci delle famiglie italiane? Tutte domande logiche e lecite.

Se poi ci aggiungiamo anche gli altri rincari annunciati (gas, energia elettrica, ticket sanitari, tariffe postali, costi bancari, ecc) ecco che una volta di più a pagare è ancora il cittadino. E come sempre, in cambio di niente.
In definitiva è ben chiaro che le autostrade italiane sono ormai un problema da affrontare con il massimo rigore a vantaggio di tutti e non solo di qualcuno.
In vista della prossima tornata elettorale qualche schieramento politico vuole occuparsene?
Ancorché non richiesto il consiglio è gratuito.

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