Il diesel, i sindaci disinformati e la TV che cerca l’audience

28 mar 2018 Marcello Pirovano
Il diesel, i sindaci disinformati e la TV che cerca l’audience

Appena il tempo per un momento di pausa nella polemica sulla sindaca di Roma Virginia Raggi per le sue sparate sul motore diesel da Città del Messico ed ecco che il sindaco di Milano, timoroso di essere scavalcato da tutte le parti, si affretta ad entrare a gamba tesa sullo stesso argomento. “Milano 2025 gasolio e Diesel Free”. Prima però, dal semestre invernale 2019 e dalle 7.30 alle 19.30, non potranno più circolare in tutta la città i diesel Euro4 senza filtro la cui fermata era fissata per il 2020. Non solo, dal primo ottobre 2021 il blocco riguarderà (forse con qualche deroga) tutto l’anno.
Da ottobre 2024 toccherà agli Euro5 essere bloccati nel semestre invernale e definitivamente nel 2026.

Infine, in questa ottimistica visione del proprio futuro di sindaco e delle sorti della città, dal 2027 tutti i diesel - preventivamente espulsi già dall’Area C - spariranno dalle strade milanesi così come molti posti di parcheggio in superficie.
Queste misure saranno accompagnate da 30 milioni di euro di incentivi per eliminare gli impianti di riscaldamento a gasolio di 3.500 edifici raccolti anche, secondo la buona abitudine di fare cassa sempre e comunque con lo stesso meccanismo, attraverso multe e questa volta ai negozi che tengono le porte aperte.

Il tutto sempre evitando ostinatamente di informarsi un pochino meglio su quale sia la realtà attuale del motore diesel certificata da molti e autorevoli interventi. Ne citiamo alcuni a titolo di esempio: Quattroruote - gennaio 2018, Enrico De Vita (AutoMoto.it - 28 Febbraio 2018), Angelo Onorati (Politecnico di Milano Corriere della Sera - 12 Marzo 2018), Luca De Meo presidente Seat (Corriere della Sera - 27 Marzo 2018), Confcommercio (Stati Generali della Mobilità - 23 Febbraio 2018).

Ricordiamo anche che se è innegabilmente vero che l’alimentazione ibrida rappresenta una delle tecnologie per consumare ed inquinare meno, proprio il gasolio è ormai entrato a pieno titolo e con ottimi risultati anche in questo tipo di motorizzazione. Vedi la Mercedes Classe C ibrida plug-in presentata al Salone di Ginevra.
Forse è il caso che i sindaci e i loro assessori al traffico si informino meglio per decidere meglio. Magari con l’aiuto di qualche tecnico affidabile e di provata esperienza. Si trovano facilmente sulla stampa più qualificata.

Lo stesso discorso vale per certe trasmissioni di quello che dovrebbe essere, per definizione, un Servizio Pubblico.

Di cose tirate giù con il semplice scopo di fare audience se ne sentono fin troppe e, per restare in tema motori, un bell’esempio di caccia al telespettatore è stata la puntata di Report dal titolo “Diamoci una scossa” messa in onda in RAI il 19 marzo.

Nell’ansia di accreditarsi come degno erede della Gabanelli il conduttore non ha esitato a massacrare il mondo dell’auto in tutti i suoi aspetti e protagonisti. L’auto elettrica perché ci sono volute oltre 13 ore per andare da Milano a Roma. Voleva forse sfidare l’aereo o il Frecciarossa in quelle classiche gare di un tempo tra l’auto e il Settebello? Evidentemente poco o nulla sapeva circa la reale situazione dell’attuale autonomia del modello usato e della disponibilità di colonnine di ricarica con i relativi tempi necessari.

Di conseguenza sono finite sotto accusa l’Enel e l’Aiscat che non rispetterebbero l’accordo di “elettrificare” le autostrade. Non si sono salvati i costruttori di batterie che la materia prima per costruirne di efficaci, cioè il litio, devono andarla a prendere là dove si trova, cioè in  Bolivia e in Cile. L’accusa è stata in pratica di sfruttamento di paesi poveri a favore di rapaci multinazionali. Naturalmente il diesel ne è uscito con le ossa rotte con il povero Tajani in primo luogo che ha dovuto prendersi tutte le colpe dell’Europa al riguardo cominciando da quelle del Dieselgate. Non potevano mancare e non sono mancati i soliti improponibili confronti con i paesi dell’Europa del Nord campioni di trasporto elettrico; da qui le accuse di finanziare l’inquinamento a Marchionne che non propone modelli elettrici e al Governo che ha benedetto l’accordo FCA-ENI per il metano. Infine Torino, capitale dell’auto, il problema dell’inquinamento da trasporto se l’è posto e ne ha tentato una parziale soluzione con gli autobus urbani elettrici, ma è andata a comprarseli in Cina perché altrove non ne ha trovati.

Problematiche immense ed attualissime che è utile e doveroso sviluppare. Da trattare però con la dovuta attenzione, competenza e pluralità di voci. Non con l’insopportabile pretesa di rivelare verità assolute accompagnate da sentenze definitive tutte da provare. In nome dell’audience TV. 

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