L’ANIA vuole concorrere allo sviluppo del Paese

08 mar 2018 Marcello Pirovano
L’ANIA vuole concorrere allo sviluppo del Paese

Maria Bianca Farina, presidente di ANIA, l’associazione delle imprese assicuratrici, è manager di grande esperienza e, da come viene descritta, anche dal forte carattere e carisma personale. Guida l’associazione di categoria dal 2015 e dal 2017 è presidente di Poste Italiane. Ha attirato l’attenzione della Compagnia dell’Automobile all’Assemblea del luglio 2016 quando nella sua relazione pose, tra l’altro, una domanda molto chiara e di grande concretezza: cosa può fare il settore assicurativo per aiutare lo sviluppo economico dell’Italia?

Non disse “facciamo questo o quello”, ma rivolse direttamente, se capimmo bene la forma e la direzione del quesito, a chi aveva quanto meno il dovere di una risposta di cortesia; che non sembra essere pervenuta o non sene ha notizia.
Per approfondire l’interessante questione chiedemmo un incontro per un’intervista, subito bloccato da un inflessibile Ufficio Stampa che alla semplicità della richiesta risposte con una complicata procedura che partiva da lunghi e incerti tempi di attesa e da domande scritte preventive. A nulla valse l’obiezione che per noi “intervista” significa dialogo a quattro occhi con possibilità di eventuale replica immediata per chiarire meglio il senso di affermazioni che risultassero poco chiare o mal comprese e cogliere le sfumature di un colloquio e non quelle di un foglio di carta di risposta. La cosa non ebbe seguito. Riproponiamo ora la richiesta dell’incontro dopo aver letto quanto la presidente Farina ha dichiarato al Corriere della Sera qualche giorno fa nell’intervista ad Antonella Baccaro.

Questa volta possiamo anche anticipare di che cosa vorremmo parlare perché l’argomento l’abbiamo trattato e reso pubblico in diverse occasioni, tanto che comincia a suscitare l’interesse che secondo la Compagnia dell’Automobile merita.
In parole semplici: se davvero si vuole dare una mano all’economia, a noi e a moltissimi automobilisti che abbiamo interpellato, piacerebbe, com’è logico, ritrovarsi con qualche euro di più in tasca. Questo anche perché in Italia si continuano a pagare le polizze auto più care d’Europa pur con una lenta tendenza al riallineamento. Ci sembra però utopistico chiedere riduzioni per gentile concessione, meglio rivendicare un diritto ormai inconfutabile e motivato e cioè: si può forse contestare che le nuove auto, ad empio le circa 2 milioni entrate in circolazione lo scorso anno siano, per la stragrandissima maggioranza, meglio dotate di tecnologie e sistemi di sicurezza attiva, passiva e preventiva in grado di ridurre il numero dei sinistri o di diminuirne la gravità? A noi pare un diritto indiscutibile che in questi casi le relative polizze assicurative debbano godere di uno sconto, non può essere che i vantaggi economici debbano andare tutti in una sola direzione. È così logica la richiesta che la Itas, una Compagnia assicurativa di Trento, da qualche tempo ha adottato questa politica tariffaria, selezionando allo scopo un elenco di modelli meglio dotati con la relativa scala sconti.

Non solo: lo stesso argomento è stato trattato all’importante Quattroruote Day, dove è stato annunciato il nuovo protocollo che il mensile intende applicare per i sofisticati test sui modelli sottoposti alle verifiche. Ebbene, sarà proprio l’indice di sicurezza che uscirà da queste prove uno dei criteri più importanti per rimodulare le tariffe RCA da parte di Generali Italia. Lo ha affermato Massimo Monacelli manager dell’Azienda intervenendo sull’iniziativa. Insomma l’idea, semplice e chiara di premiare gli automobilisti più attenti alla sicurezza, sta prendendo il largo e non è detto che si possa farlo solo con la “scatola nera”.

Ecco allora cosa la presidente di ANIA può fare per cominciare a dare una mano: sostenere e promuovere la proposta qualificante della Compagnia dell’Automobile che va anche nel senso di quanto dichiarato nell’intervista al Corriere e cioè di voler appunto “…premiare gli automobilisti virtuosi”. Cosa valida non solo per i diretti interessati, ma proprio per lo sviluppo dell’economia.

È infatti certo che i soldi risparmiati da chi compra un’auto tornano in qualche modo in circolo e che quelli spesi in meno per i risarcimenti sono una manna per i bilanci e gli investimenti delle Compagnie d’Assicurazione più che mai impegnate non solo a rifondere danni, ma a fornire utili servizi complementari. Anche su questo, se la Signora Presidente ci trova un quarto d’ora, ci piacerebbe sentire il suo parere.     

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