FCA, stop ai motori Diesel per auto dal 2022

27 feb 2018 Marcello Pirovano
FCA, stop ai motori Diesel per auto dal 2022

La notizia è arrivata a sorpresa da parte di uno di quei giornali che, giustamente, vengono definiti “solitamente ben informati“, il Financial Time: dal 2022 basta motori Diesel sulle auto di tutti i marchi, italiani e americani, del Gruppo FCA. Il gasolio resterà in uso solo per i veicoli commerciali e industriali. Da Torino o Detroit non si hanno al momento posizioni ufficiali. Dovrebbero semmai arrivare a giugno alla conferenza programmatica di Balocco quando Marchionne illustrerà la situazione del Gruppo, che si appresta a lasciare (in pratica a primavera del 2019) al successore che avrà anche il compito di realizzare questa rivoluzione strategico-industriale epocale.

Sarà inevitabilmente l’elettrificazione - ibrida plug-in e ad emissione zero - a sostituire il gasolio colmando così il ritardo che al momento FCA ancora accusa per quanto riguarda l’offerta di modelli con queste alimentazioni, dato per scontato che le tecnologie necessarie sono ormai un patrimonio acquisito. Spingono nella direzione dell’abbandono del Diesel diversi fattori ed è del tutto logico ed anzi obbligatorio che anche in FCA se ne tenga conto.

In primo luogo va considerato il danno di immagine provocato nell’opinione pubblica mondiale dallo scandalo del Dieselgate Volkswagen nel 2015. A questo è seguito anche un diverso e ben più rigido atteggiamento di contrarietà alla motorizzazione a gasolio da parte di molte amministrazioni centrali e locali e poco conta che le posizioni assunte spesso avuto abbiano motivazioni di tipo ideologico o di utilità politica, per nulla attente ai progressi registrati dai Diesel negli ultimi anni in materia di emissioni.  Da fonte Anfia si apprende, ad esempio, che per i motori Diesel la riduzione ottenuta a parità di condizioni (ciclo NEDC) negli ultimi 20 anni sui principali inquinati gassosi è stata pari a -92% per l’NOx e a -97% per il PM10. Resta il fatto che la quota di mercato dei Diesel in Europa nel 2017 è scesa dell’8% al 43,8%, (mentre in Italia è stata ancora del 56%) e che i costi di sviluppo per raggiungere i nuovi limiti europei sono in continua crescita. 

Nel dibattito pro e contro il gasolio e i tempi per rinunciarvi non va comunque dimenticato che ormai sembra assodato che i Diesel più moderni per certe emissioni sono di gran lunga meno dannosi dei benzina Euro5 e Euro6. Vedi la documentatissima relazione di Enrico De Vita ripresa anche da Quattroruote e da UNRAE e finora non contestata.

Qualche motivo di riflessione supplementare viene infine dalle considerazioni che cominciano ad affiorare circa il reale bilancio finale sui costi e vantaggio relativi ad una elettrificazione spinta e accelerata. Cosa tra l’altro non secondaria per l’Italia che importa il 75% dell’energia che consuma. Le ultime perplessità al riguardo sono emerse in modo chiaro anche al recente Quattroruote Day nella relazione dal presidente del Gruppo Suzuki.

Secondo il top-manager giapponese per produrre l’energia elettrica necessaria per eliminare i carburanti derivati dal petrolio, stante anche la situazione delle energie alternative, bisognerebbe costruire almeno una decina di centrali nucleari solo in Europa. E in Giappone di “nucleare” certamente se ne intendono. Purtroppo. La questione è apertissima. C’è qualcuno che ha qualcosa di definitivo e inoppugnabile al riguardo?  

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