Volvo e l’auto da bene a servizio. Forme innovative per la città di domani

23 apr 2018 Marcello Pirovano
Volvo e l’auto da bene a servizio. Forme innovative per la città di domani

È lo stimolante tema del convegno che si è tenuto alla Volvo Studio di Milano il nuovo punto di incontro e di scambio di idee aperto con chiaro significato simbolico nella zona più nuova e creativa della città con le sue modernissime e scenografiche costruzioni verticali che si sono rapidamente  trasformate e nuovi centri di aggregamento. Sono l’immediata rappresentazione dell’epocale cambiamento in atto che vede l’automobile modificare la sua originale natura di bene posseduto anche in funzione di chiara  rappresentazione di uno status symbol a servizio da condividere. Cambiamenti e servizi che l’auto promuove e conquista con il suo costante e più che mai rapido sviluppo, inevitabilmente destinato a mutare le nostre città e, in modo altrettanto rapido e radicale, la nostra vita.

Ne hanno dibattuto Kerstin Enochsson, la donna che in Volvo Car Group ricopre la carica VP Corporate Strategy, Andrea Boschetti fondatore dello studio di architettura Metrogramma e Arianna Piva architetto e moderati da Michele Lupi direttore della rivista Icon e Icon Design.

Gli scenari che ne sono usciti - e che per la casa svedese si vanno concretizzando nei nuovi modelli e nel programmi del costruttore svedese - prefigurano una smart city dove l’auto elettrica, a guida autonoma, condivisa e interconnessa sarà uno dei principali motori delle mutazioni in atto, sia nel modo con cui le persone si rapporteranno all’auto stessa e sia nel  riconsegnare ai cittadini una città diversa in molte delle sue parti oggi asservite ad usi più o meno utili.

Per gli abitanti dei grandi agglomerati urbani, ma non solo, si profilano, in effetti, consistenti risparmi e vantaggi trascorrendo meno tempo in auto e impiegandolo in attività più coinvolgenti e piacevoli, saranno minori le spese dirette da sopportare e minore lo stress per la ricerca di un parcheggio che l’auto si procurerà da sola. Grossi i benefici sono attesi per l’ambiente con il recupero di aree da riqualificare e destinare ad usi di maggior utilità pubblica,  con il minor inquinamento acustico e la miglior qualità dell’aria. In particolare sarà sempre più elevato il livello sicurezza se, come già si sta verificando, l’auto provvederà da sola a ridurre gli incidenti o a ridurne la gravità.

Con le forme di condivisione sempre più diffuse e sofisticate sarà possibile cambiare l’auto secondo il tipo di viaggio o le necessità del momento: uno spider per una gita al mare, un SUV per una settimana in montagna, una station wagon per carichi voluminosi occasionali. Opportunità quest’ultima già offerta in Volvo con la formula di noleggio introdotta al lancio della  nuova SUV XC40.

Cambieranno, dunque, le città sotto la spinta delle novità tecniche dell’auto, ma anche in risposta alla tendenza che si va chiaramente manifestando secondo la quale nei prossimi 30/50 anni aumenterà  in modo accelerato il numero di megalopoli con oltre 10/15 milioni di abitanti. Sarà allora la città a imporre rivoluzioni sostanziali all’auto. Quantomeno nella forma e negli ingombri ed anche nei tipi di percorsi che le saranno riservati in ambito urbano in un traffico che dovrà finire letteralmente sottoterra su percorsi e tipi di strade tutti da inventare.

E se oggi è assolutamente normale parlare di auto senza pilota presto si discuterà a fondo di auto senza ruote, cioè come già si hanno avvisaglie, di droni. Scopriremo tutto questo, ed altro ancora, soltanto vivendo. Ammesso di essere - oggi - bambini che frequentano l’asilo infantile. È in effetti ragionevole condividere le speranze e perfino gli entusiasmi che l’auto genera nella sua storica capacità di interpretare i tempi, generare sviluppo e sicurezza, ma il compimento di processi così impegnativi e di portata mondiale chiedono, di sicuro, investimenti, tempo e certezze nelle capacità dell’uomo. 

La prova sta proprio nella storia dell’automobile che è perfino riuscita a dare senso compiuto e letterale al suo nome di “auto-mobile”. Chi l’avrebbe detto, un secolo fa, quando comparve con un uomo che la precedeva sulla strada segnalando il suo arrivo con un suono di tromba per segnalarne il pericolo?

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