Auto a guida autonoma travolge e uccide una donna. Sospesi i test Uber

21 mar 2018 Marcello Pirovano
Auto a guida autonoma travolge e uccide una donna. Sospesi i test Uber

Nella notte di Tempe, nei sobborghi di Phoenix in Arizona, un’auto a guida autonoma (Volvo XC90) che Uber impiega per i test su strade aperte al traffico, non rileva la presenza di una donna con una bicicletta, la travolge e purtroppo la uccide.
Non si accorge del pericolo, o non ha il tempo per intervenire, o effettua una manovra inefficace, e quindi non evita il gravissimo incidente, l’uomo presente a bordo dell’auto, proprio con il compito di riprendere il controllo della guida in caso di necessità.

Questi i fatti che due giorni fa hanno scosso l’opinione pubblica mondiale e i social e che, in attesa dei risultati delle indagini per l’accertamento delle relative responsabilità civili, penali e tecniche  hanno provocato da parte di Uber l’immediata sospensione dei test che si svolgono con più di 100 veicoli anche a Toronto, San Francisco e Pittsburgh. Qui la multinazionale americana ha in programma di attivare flotte di taxi autonomi dopo aver già effettuato più di 2 milioni di miglia di prove. Pare senza particolari incidenti.

Di certo subirà una lunga pausa di riflessione da parte del Congresso anche l’approvazione della legge che dovrebbe autorizzare e armonizzare tra i vari Stati il libero uso delle auto a guida autonoma come richiedono i costruttori. Attualmente ogni Stato americano regolamenta in modo indipendente le autorizzazioni per i test e, ad esempio, a fronte di una California molto severa in materia, l’Arizona sembra applicare norme meno stringenti.
È comunque evidente e logico che una doccia fredda sia caduta su entusiasmi che al momento l’opinione pubblica percepisce ancora con non poche riserve anche di natura psicologica o considera troppo ottimistici. In ordine ai programmi annunciati da più parti si nutrono perplessità sui tempi necessari per la reale disponibilità - in tutta sicurezza - di questa tecnologia.

Altro è - si legge sui social e si sente dire in giro anche da esperti del settore - mettere in circolazione un’auto autonoma (e mettercisi a bordo) su un percorso fisso e protetto, come da una stazione ad un aeroporto, o in autostrada e altro è affidare la propria incolumità a qualche radar o telecamera mentre attorno impazza il traffico cittadino in tutte le sue componenti disomogenee e imprevedibili nei comportamenti.
Come mai, ci si chiede, tecnologie come il riconoscimento del pedone, la frenata d’emergenza, il mantenimento della distanza di sicurezza ormai accettate e patrimonio anche di modelli di gran serie e piccola/media taglia nell’incidente di Tempe non hanno funzionato?

E ancora: è vero o non è vero, come ci raccontano tutti i costruttori impegnati nella gara “… il mio modello autonomo è più autonomo del tuo e arriverà prima” che, mentre si viaggia su queste auto prive di volante e pedale si potrà guardare un film o fare un sonnellino? O è meglio stare più attenti di prima con occhi ed orecchie ben aperti, pronti ad intervenire come, forse, non ha fatto l’uomo sull’auto dell’incidente mortale?
Domande sempliciotte, ben inteso, che prima o poi troveranno una risposta, ma quanto “prima” e quanto “poi”?
Intanto aspettiamo e molti si domandano se è davvero già arrivato il momento di autorizzare la circolazione su strade normali o addirittura in città. Perché allora Google si è costruita una specie di città laboratorio dove far girare i propri prototipi senza correre rischi per nessuno?

Il problema riguarda anche l’Italia visto che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha da poco firmato un decreto ministeriale che, nel quadro di una ristrutturazione epocale di tutta la rete stradale nazionale da realizzarsi entro il 2030, autorizza la sperimentazione su strada dei veicoli a guida automatica. Ha anche indicato chi potrà chiedere questi permessi e cioè i costruttori dei veicoli, gli istituti universitari e gli enti pubblici o privati di ricerca. Vedremo chi si farà avanti e in che tempi. Impossibile però, almeno per ora, trovare qualcuno che, per i prossimi quindici/vent’anni affermi che “… l’auto autonoma sarà sicuramente la mia prossima auto”.

Questioni semplici, lo ripetiamo, per problemi complessi e con risposte che comunque non possono essere evitate. Vanno anzi integrate con quelle che aspettano di sapere come e quando saranno definite le responsabilità dell’incidente in questione.
Giusto per sapere come eventualmente stipulare, per la nostra eventuale auto autonoma, una polizza assicurativa che davvero ci faccia viaggiare tranquilli.

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