Citroen Mehari e i suoi cinquant’anni

25 mag 2018 Marcello Pirovano
Citroen Mehari e i suoi cinquant’anni

C’è sempre qualcuno che non si spaventa davanti all’impossibile o, quantomeno, al convenzionale. Che pensa, ad esempio che si possa costruire la carrozzeria di un’automobile senza usare il ferro, che possa resistere, senza danneggiarsi, ad urti anche di una certa consistenza e pronta a colorarsi di tinte allegre e gioiose.

È quello che si mise in testa cinquant’anni fa il “marchese” Roland Paulze d’Ivoy de la Poype quando, morto il padre e tornato dalla guerra con grandi onori (da giovane pilota vantava ben 16 abbattimenti confermati) dovette occuparsi dell’impresa di famiglia, la SEAB (Società d’Etude et d’Application des Brevets) che nel 1947 si occupava della plastica, il nuovo materiale che stava rivoluzionando e invadendo il mondo.

Tra i suoi clienti c’era anche Citroen e la stessa SEAB era cliente della casa automobilistica con la sua flotta di furgonette 2CV una delle quali, incorse in un incidente dal quale usci molto ammaccata.
Il rimedio? Una nuova carrozzeria interamente in plastica (poi rinforzata con ABS facilmente plasmabile e già impiegato nella ID e nella DS) appositamente realizzata e presentata a Pierre Bercot, l’allora presidente e D.G. di Citroen, che subito acquistò il brevetto per dare inizio alla costruzione in serie. Era nata la Mehari (il nome deriva da quello di una razza di cammelli) in realtà prodotta, nei primi 20 esemplari pre-serie, proprio dalla SEAB e lanciata ufficialmente il 16 maggio del 1968 sui campi di golf di Deauville.

Per la produzione di quella che lo slogan italiano definiva una “tre cammelli in avventure” in contrasto alla fragile 2CV venne introdotta la tecnica dell’inserimento del pigmento di colorazione    nella massa stessa della plastica al momento della fusione e dello stampaggio. Semplice, leggera, spartana, carica di simpatia e praticamente inarrestabile la Mehari è rimasta in produzione per 19 anni e 150.000 esemplari circa, non pochi dei quali ancora frequentano le spiagge, suo habitat naturale e i sentieri tra i boschi simbolo di creatività, anticonformismo e libertà.

Giusto allora ricordare questa autentica icona dell’automobilismo con una “art-car” E-Mehari realizzata dallo stilista Jean-Charles de Castelbajac. Non poteva che essere 100% elettrica e con colori che, tutti insieme e su base bianca, rappresentano la passione e la rivoluzione con il rosso, l’irraggiamento del sole con il giallo, l’ecologia positiva e l’elettricità con il blu. Una vera opera d’arte in movimento piena di messaggi, simboli e ricordi.

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