Messico e nuvole. E la Raggi fino al 2024?

28 feb 2018 Marcello Pirovano
Messico e nuvole. E la Raggi fino al 2024?

Mentre dalla Siberia arriva il gelido vento Burian che tutto surgela paralizzando anche le ferrovie italiane, ma non quelle siberiane, minacciose nuvole supplementari incombono su Roma. Arrivano dal Messico e non sulle ali della bella canzone di Paolo Conte resa famosa da Enzo Jannacci, ma su quelle molto meno leggere e divertenti della simil-sindaca Raggi che proprio in Messico si è recata per dare il suo contributo di confusione e pressapochismo alla campagna elettorale.

Dal calduccio di Citta del Messico dove si è rifugiata per evitare la “buriana” che incombe sulla capitale e mentre le buche sulle strade si riempiono di neve invece che dell’asfalto riparatore ha lanciato il suo diktat politico-programmatico-ambientalistico: dal 2024 nel centro di Roma circolazione vietata alle auto a gasolio.

Che un sindaco prenda posizione su un problema di grande importanza come quello dell’aria della città che amministra è del tutto logico ed anzi doveroso, ma sull’improvvisa folgorazione della Raggi sulla via di Città del Messico restano però altrettanto logiche e doverose alcune osservazioni che, non a caso, piovono da molte parti. In primo luogo per la forma, premesso che annunciare provvedimenti che dovrebbero andare in vigore nel 2024 significa in primo luogo  “minacciare” di essere ancora lei, la Raggi, la sindaca di Roma con un premio di secondo mandato di cui solo lei stessa e pochissimi intimi vedono le premesse. A meno che l’ordine di lanciare l’editto messicano non sia piovuto dall’alto, da chi, ad esempio, ha pensato bene di mandare la lista dei ministri al Capo dello Stato prima di essere eletto e di ricevere il mandato come da Costituzione.

Ammesso poi e non concesso che oggi tutto o quasi debba passare per i social, una mail al Quirinale e un messaggio su facebook lasciano letteralmente il tempo che trovano e si caratterizzano invece per un’arroganza ed una supponenza difficile da smentire ed accettare. Poi, ben più importante per dire un no deciso a questo modo di fare, viene una critica di sostanza. Il dibattito sulle responsabilità dei motori a gasolio sulle emissioni inquinanti è infatti in pieno sviluppo di opinioni a confronto e dalle opinioni si sta andando, in modo sempre più preciso e documentato, verso autorevoli analisi scientifiche alle quali non sempre si oppongono altrettanto indiscutibili argomentazioni contrarie.

È quantomeno senza senso continuare a parlare come se il signor Diesel fosse ancora vivo e se i diesel di oggi fossero ancora come quello cui lui ha dato il nome. E nessuno ancora può seriamente dire come saranno i motori a gasolio anche solo tra due o tre anni se, nel costante sviluppo che hanno avuto nel tempo e come abbiamo avuto modo di apprendere (senza smentite), la riduzione sui principali inquinati gassosi negli ultimi 20 anni è stata, a parità di condizioni, -92% per l’NOx e a -97% per il PM10. Lo sapeva la Raggi? E sa che dovrebbe fermare anche le auto a benzina che possono essere anche ben più inquinanti dei diesel? E quando deciderà di spegnere i caloriferi a gasolio per sostituirli dalle stufette elettriche o, come sta seriamente avvenendo, dagli impianti a metano? E quando si occuperà seriamente di energie alternative? E se fosse l’idrogeno a cambiare l’auto di domani?

Lasci stare, quindi, gli inutili annunci transoceanici e si preoccupi invece di documentarsi un po’ meglio. Anche per non rischiare di impegnare un modo sbagliato il suo personale futuro. E quello di Roma. 

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