Le dichiarazioni al “Marchionne Show” di Detroit

16 gen 2018 Marcello Pirovano
Le dichiarazioni al “Marchionne Show” di Detroit

“… Se riusciremo ad abbattere il debito entro il 1° giugno (la data dell’Investor Day in cui sarà presentato a Balocco il nuovo piano industriale) metto la cravatta” e ancora “… i maglioni li compro a pacchi di notte, online tra le 2 e le 4, quando costano meno” e poi “… dopo di me una donna alla guida di FCA? troppo presto, l’avrei scelta volentieri, ma non c’è”.

È stato davvero un “Marchionne day” quello di ieri al Salone di Detroit e le battute leggere non hanno certo tolto sostanza, sapore e certezze alle dichiarazioni dell’uomo che ha portato il Gruppo FCA fuori dalla crisi e che si appresta a lasciarlo in ottime condizioni generali in mani salde che, verosimilmente, già sono state individuate all’interno del Gruppo.

Tra le affermazioni di maggior peso e proiezione ecco allora quella relativa a FCA che non ha più bisogno di un partner, dei nuovi SUV che arriveranno per Maserati e Alfa Romeo che ha ancora bisogno di crescere, sulla produzione mondiale dell’auto che entro il 2025 sarà costituita da modelli elettrificati (anche per FCA), sull’azzeramento del debito che sta diventando un obiettivo molto prossimo ad essere raggiunto, sulla crescita impetuosa del valore del titolo del Lingotto in Borsa (incremento del 205% in tre anni) che non significa che qualcuno stia manovrando per comprarsi il Gruppo, ma che dimostra l’apprezzamento per il lavoro fatto.

Quanto alla situazione politica Marchionne ha auspicato solamente di avere certezze su chi sarà chiamato a governare e affermato che le promesse che arrivano da più parti saranno inutili se l’industria automobilistica non avrà la capacità di dare risposte efficaci nel tempo che rimane per rinnovarsi e che ormai è ridotto ad una decina di anni. In questa direzione gli impianti italiani sono un’eccellenza sicura, con la capacità di produrre modelli di ogni tipo, elettrificati compresi, per i quali le piattaforme sono già predisposte.

Quanto a possibili razionalizzazioni del Gruppo sul piano di eventuali vendite è stata confermata l’uscita di Magneti Marelli, già entro l’anno; è invece praticamente impossibile che un marchio come Jeep - che oggi ha un valore di circa 40 miliardi di dollari e che potrà crescere ancora - finisca in mani cinesi: gli americani (leggi Trump) non lo permetterebbero, anche per comprensibili ragioni storico-patriottico-sentimentali.

E a proposito di Trump, Marchionne ne ha approvato la politica di agevolazioni fiscali e l’eventuale uscita degli Stati Uniti dagli accordi NAFTA grazie alla quale è stato possibile investire un miliardo di dollari nell’impianto del Michigan dove assemblare il nuovo RAM (vedi presentazione) che veniva costruito in Messico, ma venduto per la quasi totalità negli USA; non solo, è stato anche possibile distribuire un bonus di 2.000 dollari ai dipendenti come partecipazione agli utili. Con un debito pubblico che è il terzo al mondo per pesantezza una riforma simile in Italia è inimmaginabile.

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