Subaru Forester 2.0 diesel da 147 CV

13 gen 2014 motorpad.it
Subaru Forester 2.0 diesel da 147 CV

Che la trazione integrale fosse la “specialità della casa” lo sapevamo da tempo, ma ancora non avevamo avuto l’occasione di mettere un po’ alla frusta su un percorso probante la Subaru Forester Symmetrical AWD nell’evoluzione X MODE e in abbinamento al motore diesel di 2.000 cc.

Va detto che coltivavamo qualche piccola riserva non tanto nelle qualità fuoristradistiche del mezzo sulle quali la storia di Subaru autorizza tutti gli atti di fede possibili, quanto per il rapporto peso/potenza di questo motore chiamato a tirarsi dietro una massa, in ordine di marcia, di 1570 kg (nell’allestimento Dynamic) su un ingombro 4.595 mm di lunghezza, 1.795 di larghezza, 1.735 di altezza e 2.640 di passo che, di certo, non sono il massimo per la maneggevolezza e l’agilità di marcia. Date quindi per scontate le difficoltà di parcheggio nel traffico cittadino la scelta è stata quella di effettuare il test sul terreno più coerente con le promesse e le premesse del veicolo e ci siamo messi in viaggio verso la Valtellina e la Svizzera. Destinazione il passo del Bernina 2.330 mt di quota e con i 50 km finali su strade innevate. Pneumatici da neve, dunque e, per ogni evenienza, le catene a bordo che, diciamolo subito non sono servite. Ma procediamo con ordine.

La veloce superstrada che da Milano porta fino in cima al lago di Como lungo il “ramo che volge a mezzogiorno” ha avuto comunque la sua funzione di confermare le qualità di confort della Forester, con il suo superaccogliente abitacolo (per non dire del bagagliaio sul quale si apre a comando elettrico il portellone), per la qualità dei materiali e per una disponibilità di sistemi di controllo, informazione e assistenza alla guida da autentica ammiraglia. Perfino fin troppo “complicata e ricca” per chi è in conflitto generazionale con l’elettronica, la plancia, per conoscere a fondo la quale il libretto d’istruzione sembra quasi un volume della Treccani. Un  po’ di pazienza e si capisce tutto. E’ stato invece di apprezzamento istintivo la posizione di guida rialzata che dà un gran senso di sicurezza e di controllo totale dei suddetti ingombri e della strada

La parte più facile dell’itinerario è quindi volata via con estrema facilità e il motore quasi stabilmente attorno ai 3.000 giri consentiti da una marcia fluida in sesta marcia che ha prodotto una media di 100 km/h circa al consolante consumo di 6,8 litri/100 km, quasi di 15 km/litro. Alla Forester ed al suo baricentro relativamente alto nonostante il motore piatto si è dovuto concedere un po’ di caricamento laterale nelle curve affrontate con allegria e un logico trasferimento di peso sull’avantreno nelle frenate più secche portate con qualche ritardo o per situazioni create da auto in cambio di corsia dimentiche del lampeggiatore. Tutto liscio, quindi fino al confine di Tirano dove la Svizzera ha presentato il suo percorso più tortuoso fatto di attraversamenti frequenti, pochi e corti rettilinei e molte salite e salitelle fino all’attacco del Bernina segnalato aperto dai cartelli verdi (rossi invece quelli per il Gavia) ma già con il fondo innevato.

L’ascesa ha davvero tirato fuori il meglio della Forester e del suo motore che ha messo in campo le qualità della coppia (350 Nm) e della sua erogazione pronta e lineare. Tanto che, abbandonata ovviamente la marcia più alta del cambio, la sesta, non è stato per niente necessario, come ci aspettavamo, lavorare troppo con le marce e tanto meno con le prime due che, del resto, è sempre sconsigliato usare sui fondi a scarsa aderenza. Su qualche pur breve allungo perfino la quarta e la quinta hanno fatto egregiamente il proprio lavoro fino al cartello del valico che testimonia la nostra “impresa”. Al minuscolo, se no sarebbe un’altra Subaru.

Il consumo è ovviamente salito, 8,4 per i 30 km e si è mantenuto tale anche nella discesa dove, sia pure con tutta l’attenzione possibile e la delicatezza sul pedale del freno, il peso ha provocato qualche allungamento degli spazi e quindi più che con piede si è dovuto lavorare di braccia, cioè sul volante, questo sincero e pronto nel mettere le ruote là dove volevamo metterle.

Poi ci siamo ricordati del sistema HCD, il controllo della velocità in discesa, e tutto è tornato di una semplicità disarmante. E’ venuta anche la voglia di mettere alla prova il suo contrario, cioè rigirare l’auto e provare la ripartenza in salita ed è stata ancora più chiara avvertibile l’utilità di questo sistema che evita l’arretramento e assicura un surplus di motricità e di sicurezza. Una prova da considerare superata a pieni voti.

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