Formula 1 GP Australia

26 mar 2018 Marcello Pirovano
Formula 1 GP Australia

Ci avrebbero scommesso in pochi e forse solo Vettel più che motivato a ripetere il successo dello scorso è così sicuro da chiudere la non brillante qualifica del sabato con queste parole “…sono fiducioso, e so anche perché ”. E adesso lo sanno tutti e lui ha confezionato una seconda parte di gara a dir poco perfetta: nono successo da quando è i Ferrari, 48° in carriera e 100° podio in carriera. Una vittoria aiutata fin che si vuole dalla felice scelta strategica del pit stop ritardato, con entrata e uscita dai box di rara efficacia e freddezza. Ma poi a tener dietro un nervosissimo Hamilton per 25 giri e far esplodere di gioia Arrvabene con un comprensibilissimo e liberatorio “… i punti si fanno alla domenica” ci ha pensato da solo, con la sua “Gloria” come ora si chiamerà la sua Ferrari aggiungendo una “G” al nome di battesimo “Loria”. Adesso, e almeno per il momento, sotto pressione è la Mercedes costretta a rincorrere come, di certo, non avrebbe pensato di dover fare. Mettiamoci anche la brillante prestazione di Raikkonen che quasi quasi arriva ad acchiappare Hamilton sul traguardo per il secondo posto e a fare di una bella giornata una giornata trionfale. Fermo restando che restano da disputare 20 GP e che è bene non sprecare superlativi prima delle necessarie conferme. A lui bisogna infatti chiedere di essere sempre così determinato e utile come in questo week end australiano e di portare alla causa quel contributo che lo scorso anno è sostanzialmente mancato

Un bel podio, alla fine, quello di Melbourne, di grande prestigio. Con tre campioni del mondo a ricordare le gerarchie in gara e il quarto iridato, Alonso, a difendere il suo 5º posto con le unghie e con i denti, e soprattutto, con una McLaren Renault ben più efficiente di quella motorizzata Honda delle passate stagioni. È stato capace di tenere dietro Verstappen così come Raikkonen ha resistito agli attacchi di Ricciardo. Evidentemente le monoposto blu di lavoro da fare ne hanno ancora molto per avvicinare stabilmente quelle d’argento e rosse.

Guardando oltre il quinto posto finale c’è anche da segnalare una piacevole sorpresa. Quella che nelle fasi iniziali del Gran Premio ha visto che i motori Ferrari in evidenza erano addirittura quattro con le Haas di Magnussen e Grossjean in lotta per il 5º e 6º posto, situazione mai vista prima. Poi ci si è messa non una sola ruota montata male, ma addirittura due e la bella illusione è svanita, A quel punto però le sorti del GP sono girate a favore della Ferrari con l’entrata in scena della Safety car virtuale ottimamente sfruttata dal box Ferrari e da Vettel.  

Non ci si obiettivamente aspettare di più, per finire, dal rientro dell’Alfa Romeo che ha colorato di rosso parte posteriore della Sauber. L’esordiente e giovanissimo Leclerc l’ha portata al 13º posto e a qualcuno il 13 porta fortuna. Speriamo. Del resto due soli piloti hanno vinto all’esordio in una gara valida per il Mondiale di Formula 1, entrambi italiani e su monoposto italiane: Nino Farina nel 1950 su Alfa Romeo 158 che poi vinse il titolo mondiale e Giancarlo Baghetti su Ferrari 156 F al GP di Francia del 1961. Altri tempi, ma se hai 19 anni e hai alle spalle la Ferrari e, magari in modo più incisivo di una semplice sponsorizzazione, l’Alfa Romeo, c’è tutto per crescere.

Conferme, controprove e rivincite l’8 Aprile in Bahrain.

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