Formula 1 - GP Canada

11 giu 2018 Marcello Pirovano
Formula 1 - GP Canada

Scaramantico e giustamente prudente pur dopo la bella Pole Position del sabato aveva commentato “…non sono il favorito per la vittoria”. La gara ha invece rimesso la cose a posto e Vettel ha vinto dominando la corsa dal primo all’ultimo giro. Ha conquistato il 50° successo in carriera e l’11° in Ferrari  tornando in testa, sia pure di un solo punto (121 contro 120) al Campionato. Riporta anche qualche certezza in Ferrari dopo quattro Gran Premi all’asciutto.

La vittoria in Canada assume anche un significato speciale perché ottenuta su un circuito dove l’ultimo successo della Ferrari risaliva al 2004 con Schumacher e che era considerato una vera e propria riserva di caccia della Mercedes e di Hamilton. E se è giusto ricordare il grande Schumi, non ha minor significato aver ottenuto la vittoria sulla pista oggi intitolata a Gilles Villeneuve che qui vinse al volante di una Ferrari 40 anni fa.

Il trionfo di Vettel si presta comunque a qualche considerazione in quanto frutto in particolare di due elementi: ovviamente dalla sua grande classe di pilota nella caccia alla Pole e poi da una strategia di gara che ha portato avanti il pit stop fino al 37 giro data l’ottima resa delle gomme trattate con molta sapienza dal pilota stesso e, naturalmente, dalle qualità telaistiche della monoposto di Maranello. Resta il fatto che sempre più sono proprio le gomme con la loro durata o usura che coglie impreparata la stessa Pirelli a determinare l’esito di un Gran Premio. Tra soft, supersoft, ultrasoft, hypersoft pare proprio che nessuno abbia più certezze e il primo a non capirci più niente sembra proprio il costruttore che queste gomme deve prepararle un mese prima gara. Si va insomma delineando un “Mondiale Pirelli” che sarà anche spettacolare, ma che sta ribaltando i valori tecnici delle monoposto e dei piloti in campo.

A colorare completamente di rosso la trionfale giornata canadese manca l’apporto di Raikkonen che ha davvero perso un’ottima occasione, con l’errore in qualifica e la gara anonima nel vano inseguimento ad Hamilton in crisi, di dare una mano alla classifica di Vettel, a quella della Ferrari tra i Costruttori; forse sente anche un calo di fiducia all’interno del team e sa di essere alla fine della sua storia in Ferrari.

Quanto alla Mercedes torna in Europa con qualche motivo di preoccupazione in più. Non solo per il fatto che Bottas non ha mai effettivamente impensierito Vettel, ma anche perché Ricciardo è stato imprendibile per Hamilton nonostante l’impegno del campione del mondo negli ultimi giri. Non è ben chiaro cosa non abbia funzionato sul piano nei motori delle monoposto d’argento, resta il fatto che Hamilton non può certamente essere soddisfatto di essere riuscito a tenersi dietro lo spento Raikkonen.

Tra i delusi un posto particolare tocca anche alla Red Bull. Contavano di mettere a frutto il buon momento di Montecarlo con Ricciardo e la voglia di riscatto di Verstappen, Niente d tutto questo è successo, se non un buon terzo posto per il pilota olandese che ha messo un po’ le redini al suo temperamento dimostrandosi pur sempre velocissimo sul finale di gara. Buona anche la decisa resistenza opposta da Ricciardo a Hamilton a difesa del quarto posto, ma non erano queste le attese.

Delusione cocente e riflessioni amarissime per Alonso che il suo 300° Gran Premio non l’ha nemmeno finito tradito da una macchina che non gli ha neanche permesso di ridurre a miti consigli il giovane e brillante Leclerc con la Sauber/Alfa Romeo. Viene da chiedersi se la brutta stagione scorsa è stata davvero tutta colpa del motore Honda.  

Tra due settimane le ostilità si spostano in Francia, al Castellet.

 

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