Motorpad in pista nel Mini Challenge a Monza

10 ott 2018 Paolo Pirovano
Motorpad in pista nel Mini Challenge a Monza

Nel DNA di Mini è sempre presente la sportività. Sono rimaste nella storia le tre vittorie al Rally di Montecarlo degli anni ’60, (1964/65/67) quando la piccola inglese sconfisse tutta la concorrenza in quella che più che un rally era una vera e propria maratona del volante.

Passando ai giorni nostri la tradizione è affidata alla pista e in particolare al monomarca Mini Challenge. Nel corso dell’ultimo appuntamento della stagione svolto all’autodromo di Monza sono stato invitato a partecipare alla gara, guidando una delle vetture che animano il campionato. Viene affidata a pochi e selezionati giornalisti che per una volta abbandonano le scrivanie e le tastiere e si mettono al volante di un’auto da corsa.

Quindi si corre e si partecipa ad una tappa del campionato insieme agli altri piloti iscritti con i quali ci si deve confrontare a pari condizioni tecniche, senza troppe scuse per la differenza di allenamento e di esperienze di gare, ma con la stessa passione e voglia di ben figurare e, se possibile, divertirsi tenendo sempre presente che si tratta di una cosa seria, anzi molto seria. Un’esperienza unica perché un conto è scrivere e commentare un avvenimento sportivo, un altro è esserne parte attiva con tutte le problematiche, lo stress, gli altri concorrenti e la vita ai box con il continuo confronto con i tecnici ed i meccanici.

Sullo schieramento del Mini Challenge sono presenti due tipi di vetture, entrambe basate sulla carrozzeria tre porte e che hanno in comune il motore, il due litri della versione più potente, la John Cooper Works. Animano due differenti classifiche, la categoria Pro con i suoi 265 CV mentre la Lite mantiene la potenza di serie, pari a 231 CV.

La mia Mini è iscritta nella classe Lite con il numero 59 facilmente riconoscibile per il brillante colore rosso che da sempre contraddistingue le vetture ufficiali della casa inglese. Mantiene uno stretto legame con il modello di serie da cui deriva, e lo si nota per la presenza del cruscotto, per il cambio manuale a sei rapporti, per la presenza dell’ABS e del servofreno. Ma poi tutto è racing con la gabbia di sicurezza, gli ammortizzatori regolabili e i pneumatici slick Pirelli e la scheda tecnica si completa con i cerchi da 17, pastiglie freni racing e differenziale autobloccante che, scoprirò molto utile nell’uscita dalle strette varianti del circuito.

Si passa tanto tempo al volante ed il format del weekend di gara prevede due sessioni di prove libere da 30 minuti, un turno di qualificazione e due gare da 25 minuti + 1 giro nelle quali mi alterno alla guida con il collega Gian Luca Pellegrini, direttore di Quattroruote. Ma non è tutto perché sull’altra Mini ufficiale c’è come ospite Vip Charlie Cooper, nipote della leggenda del motorsport John Cooper, accompagnato ai box dal padre Mike che con i suoi racconti sulle storie e personaggi della Formula 1 stempera la tensione.

Monza per me ha un valore particolare, è quella che definisco la pista di casa, quella dove ho visto le mie prime corse e dove mi sono innamorato delle competizioni e di tutto quanto fa rumore, e percorrere un giro ha sempre un sapore speciale.  I nomi delle curve si scandiscono come una poesia: Prima Chicane, Variante della Roggia, Prima di Lesmo e Seconda di Lesmo , Serraglio, Ascari, Parabolica per vedere alla fine il lungo rettilineo.

Un campionato molto competitivo e ricco di piloti di talento  e con Stefano Gabellini, Team Manager  concordiamo di fare più chilometri possibile per approfondire la conoscenza delle vettura, con la quale è necessario prendere confidenza. Un’operazione non proprio semplice e vedere i tempi sul giro che scendono porta qualche soddisfazione anche se il gap con gli altri concorrenti è evidente. Il continuo passaggio di informazioni tra me e Gian Luca è utile e proficuo e contribuisce ad affinare la guida. Dove trovo qualche difficoltà è nell’abituarmi alla presenza dell’Abs e del servofreno, Monza richiede delle frenate precise e decise e non sempre riesco a gestire la situazione con la dovuta tranquillità. Ma sto imparando alla svelta.

Potrebbe sembrare una banalità ma il tempo al volante scorre davvero veloce e si arriva alla gara dove tutto cambia. Dopo la partenza lanciata cerco di non perdere il contatto con il gruppo, soprattutto nei primi giri, ma commetto qualche errore nelle staccate e perdo lentamente terreno. Alla fine la missione è compiuta, vedo il traguardo in 16° posizione (su 22 partenti) viaggiando su un ritmo costante e non causo danni alla Mini che affido a Gianluca per Gara-2.

Scendo felice, convinto di aver dato davvero tutto e con la voglia di riprovare per dimostrare che so fare ancora di meglio, peccato per quella bandiera a scacchi che, come accade in queste situazioni, arriva sempre troppo presto.

Da sottolineare un aspetto che mi ha davvero piacevolmente sorpreso: quello della simpatia e della disponibilità da parte di tutti a darmi informazioni, consigli, incoraggiamenti. Tutti i piloti sono sempre stati disponibili a rispondere alle mie curiosità e richieste, anche quelli che erano in lotta per il titolo. Proprio a Monza, infatti, si è deciso il Mini Challenge che è stato vinto da Gustavo Sandrucci al termine di una stagione combattuta nella categoria Pro, mentre nella Lite la vittoria l’ha conquistata Ugo Federico Bagnasco.

A creare questa bella community sicuramente contribuisce il villaggio che viene creato ad ogni evento con tutte le auto sotto lo stesso tendone, a disposizione degli appassionati e dei tifosi che possono guardare da vicino il lavoro dei meccanici e fare tutte le fotografie del caso.

Sicuramente ci voglio riprovare.

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