FORMULA 1 GP COREA
Per Vettel il poker è cosa (quasi) fatta.

Ancora un week end perfetto per Vettel in Corea: pole, giro veloce e vittoria, l’ottava in stagione, la quarta consecutiva e la trentaquattresima in carriera; meno sette da Ayrton Senna. Per il biondino fuoriclasse tedesco si apre una vera autostrada verso la conquista del quarto titolo mondiale per il quale manca solo la certezza della matematica con il vantaggio su Alonso che sale a 77 punti e con 125 ancora a disposizione.
Nessuno, a 26 anni, ha mai fatto meglio, neanche Schumacher che alla stessa età aveva vinto solo il suo primo campionato con la Benetton. “Chapeau!” quindi (un po’ di francese non guasta in omaggio alla Renault che fornisce i motori) a lui e al suo talento ed alla magnifica monoposto che Red Bull gli mette in mano nelle cinque gare residue.
In Corea è visto di tutto e di più;à perfino una Jeep dei pompieri entrare sul circuito prima di una Safety Car e con le monoposto in piena bagarre, miracolo non sia successo un disastro, ma un tale livello di impreparazione non farà certo tornare a nessuno la voglia di tornare a correre su quel circuito.
La cronaca della gara racconta di una gara con Vettel che alla partenza mette subito le cose in chiaro e se ne va lasciando che dietro si scannino gli inseguitori, mentre Massa, con la testa già al prossimo contratto, si gira da solo e crea il primo scompiglio.
Per oltre un terzo di gara si va avanti secondo logica e forze in campo. Si lotta comunque per stabilire chi sarà il primo degli sconfitti. Scaramucce quindi per le posizioni di rincalzo alla ricerca dei gradini più bassi del podio e i giochi ai pit stop con Grosjean e Hulkenberg in evidenza fino al momento della prima Safety Car chiamata in pista per il dechappamento della gomma della McLaren di Perez. A proposito: con pneumatici che durano un giro o poco più, che scoppiano, che devono essere riprogettati a metà campionato, siamo proprio sicuri che per Pirelli la Formula 1 sia una buona pubblicità?
Nemmeno dopo la ripartenza al 37° giro Alonso riesce a tirarsi fuori da uno stato di impotenza che lo relega ormai ad un ruolo di quarta forza in campo. Intanto Raikkonen sta rimontando con la freddezza e classe che lo contraddistingue in gara e che si vede meno nelle qualifiche.
Si arriva così a quindici giri dalla fine alla seconda Safety Car e al conseguente terzo start che deve intervenire per l’incidente provocato da Sutil che, già che c’è, mette fuori corsa Webber campione di sfortuna e con la macchina in fiamme.
Vettel non fa una piega, riprende a macinare giri record e toglie a tutti ogni speranza di rimonta e Raikkonen corona al meglio la sua corsa con un secondo posto non solo strappato al suo compagno di squadra Grosjean, ma mettendo ben in chiaro cosa aspetta Alonso il prossimo anno. Se li mette dietro tutti e due con lo spagnolo che non può andare oltre il sesto posto perché davanti si trova anche un ottimo Hulkenberg (guarda caso motorizzato Ferrari sulla sua Sauber, magra soddisfazione per Maranello) e Hamilton che, a sua volta, fa capire bene alla Mercedes che il problema non era Schumacher e che la soluzione, al momento, non è Lauda. Tra una settimana se Vettel vince ancora il poker è fatto con quattro gare di anticipo.